A quale Pressione resiste un raccordo JACO ?
La resistenza alla pressione dei raccordi JACO di CompoTech S.r.l. dipende dalla configurazione dell'ogiva e dal materiale utilizzato.
I modelli standard a singola ogiva integrale garantiscono una tenuta sicura per pressioni d'esercizio fino a 4 Bar. Per applicazioni industriali più gravose, la versione assemblata con dado e doppia ogiva (smontabile) permette di sopportare pressioni comprese tra 15 e 20 Bar a temperatura ambiente, garantendo che il tubo scoppi ma non si sfili dal corpo del raccordo. Dovete quindi verificare la resistenza del vostro tubo alla pressione e che sia sufficientemente rigido per resistere alla compressione dell’anello di tenuta del raccordo senza collassare. E’ importante quindi valutare l’insieme Tubo-raccordo. >> Vedi in dettaglio
Come funziona una Elettrovalvola pilotata?
Una elettrovalvola pilotata, è un dispositivo ingegnoso che utilizza la pressione del fluido stesso per compiere il "lavoro sporco" di aprire o chiudere il passaggio. In questa valvola il solenoide agisce solo su una piccola valvola secondaria. Come funziona? Il cuore del sistema è una membrana (o un pistone) che separa la camera d'ingresso dalla camera superiore. 1. Stato di riposo (Chiusa) Quando l'elettrovalvola non è alimentata, la molla spinge un piccolo otturatore verso il basso, chiudendo un foro centrale chiamato foro di pilotaggio. • Il fluido entra e passa attraverso un piccolo foro di compensazione laterale, riempiendo la camera sopra la membrana. • Poiché la superficie della membrana esposta alla pressione nella camera superiore è maggiore di quella inferiore, la pressione spinge con forza la membrana verso il basso, sigillando il condotto principale.
Come utilizzare un raccordo JACO con un tubetto morbido ?
Per accoppiare un raccordo JACO in PVDF o Polipropilene a un tubetto morbido (come il silicone trasparente), è fondamentale preservare la geometria interna del tubo per evitare che la pressione del dado lo schiacci o lo scalzi. La procedura corretta prevede l'utilizzo di un inserto di rinforzo (boccola interna) in plastica rigida. L'inserto va infilato all'interno dell'estremità del tubo morbido prima di inserirlo nel corpo del raccordo JACO. Questo garantisce una base rigida su cui la doppia ogiva può fare presa meccanica, assicurando una tenuta stagna e impedendo lo sfilamento. >> Vedi in dettaglio
Si può utilizzare il tubo termoplastico a spirale con alte temperature?
Sì, a patto di scegliere il materiale corretto. Le spirali retrattili in Poliuretano (PU) o Nylon standard soffrono il calore e perdono rigidità strutturale già sopra i 50-60°C. Per ambienti ad alta temperatura vicino a intense sorgenti di calore o per il passaggio di fluidi caldi e aggressivi, CompoTech S.r.l. fornisce la Spirale retrattile in Teflon FEP. Questo materiale termoplastico avanzato mantiene intatta l'elasticità della memoria di forma e resiste a temperature ambientali elevate senza degradarsi, conservando le proprietà di resistenza chimica tipiche dei fluoropolimeri.
Come calcolare il Coefficiente Cv o Kv per una valvola
- Definizioni: Il Kv esprime la portata d'acqua in metri cubi orari (m³/h) che attraversa la valvola con una caduta di pressione (Δ P) di 1 bar ad una temperatura compresa tra 5°C e 40°C. Il Cv è il fattore di flusso espresso in unità imperiali (galloni americani al minuto con una caduta di 1 psi). La conversione matematica tra i due fattori è fissa: Cv = 1,156 × Kv.
- Formula di calcolo per liquidi: Per circuiti idraulici o fluidi a bassa viscosità, il coefficiente si calcola con la formula:
Kv = Q / √ΔP
- Dove Q è la portata (m³/h), e Δ P è la perdita di carico desiderata o ammessa sulla valvola (bar).
- Perché è importante nel catalogo CompoTech: Dichiarare il coefficiente esatto (come il valore quantitativo di Cv=2,48 presente sulle nostre valvole a sfera serie media) permette ai progettisti industriali di calcolare istantaneamente se il componente è compatibile con le tolleranze di flusso dell'impianto, garantendo un dosaggio o un'intercettazione privi di strozzature idrauliche.
Quando preferire il PVDF rispetto al Polipropilene?
La scelta tra il PVDF (Polivinilidene fluoruro) e il Polipropilene (PP) è fondamentale per garantire l'integrità strutturale e la sicurezza chimica di un impianto fluidodinamico industriale. Sebbene entrambi siano tecnopolimeri eccellenti, il PVDF offre prestazioni nettamente superiori nei seguenti casi:
Compatibilità chimica con agenti altamente aggressivi: Il Polipropilene resiste ottimamente ad acidi e basi deboli, ai sali e a molti solventi organici. Tuttavia, decade rapidamente a contatto con agenti ossidanti forti (come l'acido nitrico concentrato, l'acido cromico o l'ozono) e con i solventi clorurati. Il PVDF, essendo un fluoropolimero, garantisce una totale inerzia chimica contro la stragrande maggioranza degli acidi forti, degli alogeni (cloro, bromo) e dell'ozono ad alte concentrazioni.
Applicazioni Ultra-Pure (Biomedicale e Semiconduttori): Il PVDF ha una struttura molecolare estremamente stabile e liscia, che non rilascia contaminanti o microparticelle nel fluido (basso livello di leachables). Inoltre, impedisce intrinsecamente la proliferazione di biofilm e funghi sulla superficie interna dei raccordi e delle valvole. Per questo motivo, nei settori farmaceutico, biomedicale, nei laboratori di analisi e nella produzione di semiconduttori, il PVDF è preferito al Polipropilene per il convogliamento di acqua deionizzata e fluidi ultra-puri.
Sintesi economica ed operativa: Il Polipropilene rappresenta la scelta più efficiente ed economica per la movimentazione di fluidi industriali standard a medie temperature. Il PVDF costituisce l'upgrade tecnico obbligatorio quando entrano in gioco alte temperature, acidi fortemente ossidanti o requisiti di purezza assoluta del fluido.
Raccordi ;Valvole; Tubi in PP o PVDF Compotech